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Perché un freelance porta più valore all’azienda

#feelfreelance

“L’arruolamento di freelance, alternativa allo sviluppo interno di competenze e all’acquisto di servizi da fornitori strutturati, è la scelta che in molti casi genera più valore per l’azienda.”

Quest’affermazione, oggi più valida di ieri, domani lo sarà ancor più. Si tratta infatti di una trasformazione del mercato del lavoro e delle competenze che sta modificando tutti i settori economici, in particolare nell’ambito della comunicazione e del marketing.

Risorse interne o esterne?

 

Tutte le aziende hanno necessità di svolgere attività di marketing e, chi più chi meno, di sostenere le proprie vendite con una comunicazione efficace. Tradizionalmente queste attività sono state svolte su due frangenti “opposti”:
– internamente, sviluppando direttamente in azienda le competenze necessarie – la Direzione Marketing, l’addetto alle relazioni esterne, etc;
– esternamente, affidandosi ad agenzie di comunicazione in grado di apportare un contributo più creativo e mirato a seconda della fase del mercato.

La scelta di sviluppare internamente competenze specifiche (inhouse) è, per l’azienda che non ha il suo core business nel mondo del marketing e della comunicazione, la più vincolante e rigida. Impegnare del tempo nella costruzione di competenze non direttamente legate al processo produttivo aziendale distoglie energie e risorse dal reale obiettivo. È alto il rischio di non eccellere, di non avere un livello soddisfacente di creatività e di sostenere inevitabilmente costi di gestione molto elevati.

Al contrario, affidarsi ad un’agenzia di comunicazione esterna (outsourcing) permette maggiore flessibilità, perché in caso di contrazione del mercato, insoddisfazione o altre problematiche, al committente basta interrompere i rapporti con la risorsa – nei limiti contrattuali definiti. L’agenzia, il cui core business risiede proprio nella comunicazione, ha tutti gli interessi a sviluppare al suo interno le migliori competenze di marketing e a sfruttarle al massimo offrendole a più clienti. Ha uno sguardo più critico e creativo e può fare leva sull’esperienza maturata in diversi settori del mercato cogliendo sinergie nascoste.

 

I limiti delle agenzie di comunicazione e la comparsa dei freelance

L’agenzia di comunicazione ha tuttavia alcuni limiti che negli ultimi anni si sono resi più evidenti. Le agenzie sono anch’esse organizzazioni rigide, con costi fissi di struttura e una complessa gestione delle risorse umane. Questi costi, necessari per massimizzare le prestazioni quando si affrontano commesse importanti e grossi progetti, si ribaltano inevitabilmente sul prezzo dell’attività di marketing e comunicazione, erodendo margini significativi nel budget del cliente; diventano così un vincolo alla flessibilità e alla dinamicità che il mercato odierno richiede.

 

Ecco quindi la comparsa della terza via, quella del freelance, il libero professionista che presta la propria competenza specifica in modo assolutamente flessibile, con progetti ad hoc su misura del cliente e caratterizzati da budget senza mark-up. In realtà il freelance nell’ambito del marketing e della comunicazione non è una novità, ma è una figura in forte espansione: si stima che nel 2020 oltre il 40% della forza lavoro negli Stati Uniti sarà composta da lavoratori autonomi [fonte: Forbes]. Il freelance permette il massimo della flessibilità e spesso propone la migliore delle competenze verticali, in quanto la sua stessa reputazione dipende direttamente dalla qualità del lavoro svolto. Egli è imprenditore di sé stesso e mette l’efficacia del proprio lavoro in cima alla lista delle priorità. In particolare – ma non solo – quando le risorse sono scarse ed il budget da dedicare al marketing è definito, assoldare uno o più freelance al posto di un’intera agenzia può rivelarsi la scelta vincente.

 

Il freelance è quindi la soluzione per tutto? Chiaramente no, anche questa soluzione ha dei limiti da non sottovalutare. Il marketing e la comunicazione sono discipline complesse e articolate che richiedono un livello di specializzazione sempre più elevato. Ci sono freelance specializzati, che conoscono ogni dettaglio di uno specifico raggio d’azione (user experience, copywriting, SEO, web design, app development, etc), ma che proprio per questo motivo non possono avere una visione d’insieme; dall’altro lato ci sono freelance generalisti, capaci di avere una visione d’insieme e quindi un controllo dell’intero processo di marketing e comunicazione, ma che necessariamente non possiedono le stesse competenze verticali dei colleghi specialisti.

Salvo il caso di esigenze molto specifiche e puntuali l’azienda si ritrova quindi a dover assoldare e coordinare più di un freelance, con un grandissimo rischio di non allineamento, disomogeneità nell’output, mancanze di project management e gestione delle scadenze, costi interni di re-working e così via.

In definitiva quindi: agenzia o freelance?

La soluzione si trova nella rete di competenze, nella costruzione di un team di lavoro che non sia stabile e rigido come nel caso di un’agenzia di comunicazione tradizionale, ma nemmeno disomogeneo e improvvisato come può capitare pescando casualmente in un mare di freelance.

 

Questa rete è ciò che stanno cercando di costruire sia le agenzie che i freelance: le prime riducono i costi di struttura, si alleggeriscono e sviluppano collaborazioni flessibili con liberi professionisti di fiducia, i secondi cercano di aggregarsi in base all’affinità e alla complementarietà del proprio lavoro. L’agenzia è normalmente dotata di un brand che certifica la qualità del proprio operato e, facendo leva su questo, riesce a dare maggior valore al lavoro dei suoi collaboratori; le reti di freelance non possono vantare un marchio stabile e definito, ma sono flessibili e in grado di fornire la soluzione su misura a ciascun cliente.

Dario Pagnoni | Web Strategy Consultant @ Amanilia

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