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Siamo Freelance non Freediot

 

Quanto costa un freelance… Quando siamo i primi a sottovalutarci

È da tempo che sto rimuginando su questo articolo e finalmente l’ispirazione è arrivata.

Sabato ho partecipato ad un evento super interessante, il Freelance Day, a Torino, dove uno degli incontri organizzati è stato proprio: “Quanto farsi pagare?”.

Quanti di noi hanno speso tempo, risorse ed energie in infinite discussioni sul budget con un cliente?

La contrattazione è un momento impossible da scardinare durante una trattativa, ma c’è modo e modo per condurla.

Quando il vostro cliente vi dice…

Ecco, in questo caso non c’è contrattazione.

Qui un freelance NON deve dire: “Ma sì, allora facciamo 50 € perché proprio gratis non posso farlo”. Qui un freelance dovrebbe dire: “Allora contatti l’amico di suo figlio”.

E punto. Au Revoir, Bye Bye, Adiós, …

Questa non è contrattazione.

Questa è beneficienza, e a questo punto preferisco farla in altro modo, non lavorando gratis per un’azienda.

Avete mai immaginato di chiamare l’idraulico e dirgli che vostro padre potrebbe farvi la riparazione gratis?

Io pago un servizio o un prodotto, anche costoso, quando percepisco il valore, anche intangibile non solo economico che mi apporta.

Se un freelance considera il suo lavoro a basso contenuto di valore, sicuramente il suo cliente non lo pagherà più del minimo. E questo minimo spesso è rasente lo zero.

Quando non diamo il giusto valore al nostro lavoro e lo facciamo pagare meno di quanto vale, spesso, non viene comunque apprezzato. Ve ne siete mai accorti? Quindi, forse, non è una questione di budget.

Conosco freediot che lavorano a poco prezzo e clienti che li sfruttano per i lavori di manovalanza andando poi da altri professionisti quando devono affidargli un progetto più corposo.

Insegniamo alle aziende come posizionarsi, come creare e mantenere la loro immagine e poi? E poi non siamo in grado di posizionare noi stessi. I freelance che lavorano a basso prezzo si posizionano nella fascia bassa del mercato. E per loro non ci sarà redenzione.

Non potranno svegliarsi una mattina e far pagare il doppio quello che facevano prima, perché il cliente penserebbe:  “Mi stai fregando! Vuoi alzare il tuo margine, ma il tuo lavoro non vale quei soldi”.

E avrebbe tutte le ragioni del mondo.

Voi andreste da Zara ad acquistare una borsa da 1.200 € ?

Il posizionamento che vi siete dati, lo manterrete. Sappiatelo.

Forse perché ancora non hanno spese ingenti da portarsi sul groppone. Forse perché i soldi gli servono solo per l’ iPhone Plus e le vacanze ad Ibizia, sta di fatto che pensano poco al loro futuro, ad avere una sicurezza, che ne so, per quel giorno che hanno un’influenza e non possono lavorare.

Un freelance, a differenza di un lavoratore dipendente, ha qualche rogna in più da smazzarsi.

Non ha ferie e malattie, per esempio. Ciò significa che una parte del costo orario di un freelance deve essere imputata a ferie, imprevisti, assicurazioni, ecc… Un freelance deve prendere in considerazione tutte le variabili che per un lavoratore dipendente sono scontate.

E lavorare a cottimo NON è una soluzione.

Visto che ho introdotto la questione giovani vi invito a guardare questi video di sensibilizzazione sul lavoro dei creativi girati dai film-maker di ZERO 

Lo diresti al tuo giardiniere?  

Lo diresti al tuo idraulico? 

Lo diresti al tuo antennista? 

Un ultimo spunto di riflessione che voglio lasciarvi è questo.

Per chi non lo sapesse sul blog dell’ADCI, Massimo Guastini nel 2012 ha scritto un interessante articolo: “Sono i creativi a deprezzare per primi il proprio lavoro?”

Nel testo viene pubblicata una tabella, una sorta di listino prezzi di un graphic designer.

Qui sotto ve ne riporto una sezione, giusto per darvi un’idea … Che ne dite? 

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Laura Baselli | Marketing & Branding Explorer @Amanilia

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